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La vocazione di perdersi

24 Aprile 2022

Il 3 aprile 2022, immersi nel suggestivo e accogliente spazio in natura de La Tana dei Curiosi di Cassano Magnago (Va), abbiamo allestito in mezzo al bosco una giungla di albi e libri illustrati per l’infanzia, ma non solo, per esplorare insieme nuovi modi di guardare, di stare al mondo e di immaginare, come risorsa per sé e per gli altri, con particolare attenzione ai contesti educativi, alla ricerca di connessioni inedite tra ambiente, biodiversità, ecosistemi, arte ed editoria.

La Tana dei Curiosi
La Tana dei Curiosi
La Tana dei Curiosi
Allestimento de La giungla nel bosco
Allestimento de La giungla nel bosco

“Voglio rimettermi alla prova in un cammino lungo, una ventina di ore tra andare e tornare, tenere il telefono spento, ascoltare, annusare, sentirmi solo e ritrovarmi, come so che accade quando cammino a lungo senza parlare. La pandemia ci ha obbligati ad abbassare lo sguardo, ad accontentarci di ciò che abbiamo vicino, spesso ci ha spinti a conoscerlo meglio e a cercarne il fascino. (..) Chissà chi incontrerò, perché non esiste percorso senza incontro. Troverò tracce di ungulati, di uccelli e di umani. (..) So che mi sentirò un po’ diverso, una volta tornato, non esiste percorso senza cambiamento, e a casa, appena mi toglierò gli scarponi, avrò nostalgia della speciale qualità delle situazioni scomode, e di quella solitudine che ti fa sentire parte di un tutto.
É un giro semplice quello che ho intenzione di fare, vedere l’alba e il tramonto, sentire la fatica, arrivare su e tornare a casa. Sarà bello, starò bene, sentirò che è possibile trovare consolazione anche in questo tempo estremo”. Daniele Zovi, Prologo a In bosco. Leggere la natura su un sentiero di montagna, Utet 2022

Il cammino nella giungla inizia, alziamo e muoviamo lo sguardo alla ricerca di un libro per perdersi e uno per ritrovarsi. Ci accompagnano in silenzio le immagini di due opere d’arte che, dopo essere passate tra le mani dei partecipanti, appendiamo tra gli alberi.

C’è chi non toglie lo zaino dalle spalle e rimane al caldo della propria giacca, chi si è svestito di tutto e rimane in maglione; chi è rimasto vicino al tavolo e chi ha preso il largo per guardare in solitudine; chi rimane sempre in piedi; chi non si è più quasi mosso dal punto in cui è partito e ha scelto di getto i suoi libri, chi ha continuato a girare senza sosta, affezionato a grandi pile sotto braccio o libero da qualsiasi peso.
La geografia dei movimenti, dai piedi agli occhi, ci racconta come esploriamo, ancora prima di condividere parole.

Esplorazione, geografia dei movimenti e degli sguardi
Esplorazione, geografia dei movimenti e degli sguardi
Esplorazione, geografia dei movimenti e degli sguardi
Esplorazione, geografia dei movimenti e degli sguardi
Esplorazione, geografia dei movimenti e degli sguardi
Esplorazione, geografia dei movimenti e degli sguardi
Esplorazione, geografia dei movimenti e degli sguardi
Esplorazione, geografia dei movimenti e degli sguardi
Esplorazione, geografia dei movimenti e degli sguardi
Esplorazione, geografia dei movimenti e degli sguardi

Il cerchio si compone.
Sveliamo l’appartenenza delle opere d’arte: Vivian Suter e Daniel Steegmmann Mangrané, artisti sudamericani con modi opposti di leggere la natura, di perdersi e ritrovarsi. Queste immagini ci sono rimaste dentro? Quali ci appartengono nel modo di vedere e vivere le cose? Ci hanno accompagnato nell’esplorazione? Le abbiamo ritrovate in qualche modo nei libri e nel paesaggio intorno a noi?

Sono con noi maestre, educatrici, una bibliotecaria, un’ architetto, giovani mamme e donne curiose.
Ognuna legge o racconta alle altre i libri scelti, si apre a interpretazioni e condivide le proprie sensazioni, emozioni, esperienze, motivazioni e riflessioni.
I libri nel bosco costruiscono spontaneamente ponti di comunicazione e relazione, dalla letteratura alla vita privata e lavorativa. In un contesto svincolato da tutto si sceglie in libertà, si aprono molti sentieri.
Noi “condiamo” con approfondimenti e collegamenti tra i libri per allargare lo sguardo sul panorama editoriale contemporaneo.

“Ho scelto Wes Anderson quasi per caso per perdermi, è surreale come piacerebbe essere a me. E invece, per ritrovarmi, Le galline di Sofia, perché racconta della famiglia e della cura degli altri” spiega Giovanna.
Flo sceglie The book of plants: “É il primo libro che mi ha colpito. Spesso faccio queste cose coi bambini: raccogliere foglie ed elementi naturali, schedarli, organizzarli, trovare le sfumature, riordinare in altri modi: un libro così organizzato che mi sono persa! Gli uccelli mi hanno fatto ritrovare per la potenza del messaggio”.


Emanuela non vede l’ora di parlare: “Io volevo The book of plants fin dall’inizio ma non potevo parlare e non sapevo come farglielo capire!! Allora ho scelto The animal book for e Land arts de printemps ma sono simili tra di loro… la mia parola è caos: scelgo l’immagine fotografica per perdermi ma poi mi piace così tanto che mi ritrovo totalmente: ho fallito la missione! Non capisco il confine tra perdermi e ritrovarmi!”.
“Io sono rigida. Per me il confine tra perdersi e ritrovarsi è netto: mi perdo con Cap! , natura e bambino (in cui rivedo mio figlio) si mischiano nella libertà, nel silenzio, nella solitudine. Mi ritrovo solo ne Il piccolo giardiniere, perché sono convinta che qualcosa fa sempre fiorire un giardino” replica Agnese.
“Mi vedo attraverso gli occhi di mia figlia e ho scelto Titù, alla difficoltà dei bambini di farsi ascoltare” racconta Margherita, sulla scia di Alessia che “fa tutto dal punto di vista dei bambini” e a cui si aggiunge Luana che ha “una visione filtrata dai figli” e si vede come l’albero de Storia di un albero.


Kenny “Mi sono persa con Il girasole, perché mi sono immaginata i bambini con cui lavoriamo al nido, il loro stupore a sfogliare un libro così. Invece mi sono ritrovata in Cento semi che presero il volo: sembra che le cose si perdano, invece, magia, basta saper aspettare”.
Sara: “Mi perdo con L’eau perché quando sono stressata e in difficoltà mi piace immedesimarmi in un’ottica diversa, come i bambini che ragionano fuori dagli schemi. Voglio evadere dalla realtà per ritrovare la mia stabilità. Quindi per me perdersi e ritrovarsi sono un movimento ciclico! Mi sono ritrovata ne Lo spazio tra i fili d’erba perché mi racconta che il mondo ha bisogno di essere reinterpretato”.
Claudia “Mi perdo e mi ritrovo con le parole. I libri in altre lingue mi davano fastidio. Mi perdo con la domanda A che serve? , mi perdo nelle immagine fluo e molto piene, mi ritrovo in Io parlo come un fiume, dove un padre accompagna un figlio adolescente fuori da una difficoltà di comunicazione, immergendolo nella natura. Le immagini mi danno quiete”.
Chiara: “Sono analfabeta delle immagini. Non avevo nemmeno capito la consegna, alla fine ho scelto Su e giù per le montagne perché nelle sole immagini mi perdo e L’isola dell’orso perché mi ritrovo nella storia. Ho imparato un sacco di cose!”.
Betti: “Ho scelto Seeds perché mi fa perdere la distanza tra piccolissimo e grandissimo e dei semi piace la geometria, mi dà l’idea che la natura sia grandiosa. Mi ritrovo ne Il fato di Fausto, dove la natura vince su di noi”.
Giuditta: “Mi sono proprio persa! Ho fatto fatica a stare nei tempi, nei confini. Ho scelto Ovunque la natura per perdermi: alla fiera di Bologna non mi era piaciuto perché retorico, invece ora lo rivaluto. E mi ritrovo ne Il capanno, che potevamo chiamarlo anche La tempesta, dove rivedo il capanno della Tana e trovo rifugio”.


Tutti libri hanno qualcosa di bello e utile, di prezioso. “C’è sempre qualcosa che brilla”, suggerisce Un buen día.

Sembra una giungla delle possibilità, il caos delle interpretazioni.
Chi ha scelto solo libri che non conosceva, quelli noti sono stati solo “accarezzati” ma non raccolti; chi ha preferito libri già visti e conosciuti a fondo per raccontarsi con determinazione.
C’è chi ha scelto pensando solo a sé, chi guarda, o si guarda, solo con gli occhi dei bambini, senza quasi più confini.
Chi ha scelto per echi biografici e chi per come potrebbe usarli nei contesti dove lavora.
C’è chi ha scelto solo per le immagini e i segni o la forma, chi per il messaggio, il testo, la lingua.
C’è chi nella geometria si perde e chi si ritrova, chi ne è respinto e chi vi trova sollievo.

Per alcuni il confine tra perdersi e ritrovarsi è così sottile che scompare e i due poli diventano ciclici nel tempo; per altri la distanza invece è nettissima, senza pericolo di confusione. Contemporaneamente, chi sostiene di essere “analfabeta delle immagini” è l’unica persona ad aver scelto un libro senza parole; chi dice di aver scelto per amore delle parole racconta i libri soprattutto attraverso le immagini; chi senza accorgersi dà la stessa motivazione sia per perdersi sia per ritrovarsi; chi nel protagonista del libro rivede suo figlio, lasciandosi ingannare così bene dall’autrice che non voleva definire l’identità del personaggio femminile; chi rilegge un libro a distanza di tempo e cambia opinione.
Nel gioco, serissimo, della giungla, le prospettive si capovolgono, non solo si moltiplicano.
Ma non è il caos, c’è un punto di vista.
“L’andare a perdersi fuori dalle vie note e in luoghi sconosciuti aveva e ha un’attrattiva vitale: nasce dallo stimolo innato all’esplorazione, comune a tutti gli esseri viventi, animali, uomini, e piante ( anch’esse esplorano, pur con modi diversi). In natura il tempo dedicato all’esplorazione non ha un obiettivo utilitario immediato: consiste nell’andare alla scoperta di cose ignote che si trovano vicine e lontane, con il solo scopo di conoscerle: prima o poi verranno utili. Nel farlo, è lecito perdersi: venendo meno gli abituali riferimenti, si è stimolati ad acquisirne di nuovi, e intanto il caso favorisce incontri interessanti!”. Franco Michieli, La vocazione di perdersi. Piccolo saggio su come le vie trovano i viandanti, Ediciclo 2021
Nemmeno noi sapevamo dove ci avrebbe portato la giungla, non conoscevamo il limite, e la convergenza, tra il perdersi e il ritrovarsi. C’è l’ha svelato Emanuela, e tutte le persone che, in ogni incontro, illuminano la giungla e ci aiutano a fare in modo che, magicamente, tutto torni.

 

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