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Non è volgare essere nudi

30 Novembre 2020

L’ultima volta che abbiamo visto dei bambini nudi in un libro è stata con Ciccì Coccò nelle fotografie di Enzo Arnone.

Son passati quarant’anni e c’è di mezzo Bruno Munari a sdoganare l’immagine di corpi svestiti dell’infanzia. Anzi, anche vestito, il corpo dei bambini, nel suo muoversi, fare ed esplorare in libertà, fa ancora fatica a farsi vedere nei libri, dove tutto è facce, manine e piedini.

E il resto?
In un piccolo gioiello cartonato di una decina di anni fa, Alessandro Sanna appoggia una formica sul corpo di un bambino per regalargli l’accesso alla percezione di tutte le parti del suo corpo. Ecco, è fuori catalogo!

I libri fotografici e illustrati dove il corpo emerge con tanta forza espressiva e complessità si contano sulle dita di una mano e ogni nuovo arrivo in questa direzione si fa subito riconoscere.
Grazie all’artista francese JR i corpi degli anziani ci sono più famigliari.

Ma per trovare una galleria di corpi nudi in tutte le forme e di tutte le età ci voleva la Tate Modern di Londra che ha appena pubblicato It isn’t rude to be nude, Non è volgare essere nudi, della giovane Rosie Haine.

Sarà perché in quelle forme sentiamo Matisse e all’arte il corpo nudo ha sempre fatto molta meno paura che all’illustrazione;

sarà perché alla Tate piace riscrivere la storia dell’arte e divertirsi a raccontarne altre.

nel catalogo del museo entra con coraggio e ironia un albo illustrato per bambini che dice fin alla prima infanzia una cosa semplicissima in un batter d’occhi di poche pagine: abbiamo tutti il sedere, i capezzoli e gli organi genitali, quando cresciamo cambiano e ci accorgiamo che tutti sono diversi, e ognuno ha il suo corpo.
Non c’è molto da dire, basta guardarsi intorno.

Se poi ci vogliamo perdere c’è il Dizionario folle del corpo di Katy Couprie.

E se ci vogliamo vestire, e cambiare d’abito e travestirci c’è Modelli di Albertine.

Ma abbiamo bisogno di raccontare anche delle cose evidenti, nel modo più diretto, pulito, dolce e leggero possibile, senza tirar troppo per le lunghe né calcare la mano sulle emozioni.
E lì introno a It isn’t rude to be nude continuano a muoversi delle cose: piano piano abbiamo voglia di comunicare che abbiamo solo voglia di fare l’amore.

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