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Leggere non è una questione privata

23 Novembre 2020

La piccola casa editrice svizzera Marameo ha recentemente ripubblicato Il mio amico Jim (prima edizione École Des Loisirs 1996) dell’autrice belga Kitty Crowther, vincitrice nel 2010 dell’Astrid Lindgren Memorial Award.

Appena si incontrano sulla spiaggia Jack il merlo e Jim il gabbiano diventano subito amici.

Ma non per tutti è così facile avvicinarsi con curiosità agli altri: al villaggio di Jim tutti guardano con diffidenza l’amico con le piume di un altro colore.

Per fortuna i due non si perdono d’animo e nella difficoltà il loro legame diventa ancora più profondo.
Un giorno Jack scopre a casa di Jim una cassa di libri:

«Li uso per accendere il fuoco. Vanno benissimo».
«Ma tu non li leggi?».  si stupisce Jack.
«Perché dovrei leggere? Nessuno legge da queste parti».
Jack è molto sorpreso. «Nel mio villaggio leggono tutti».
E così, ogni sera Jack legge una storia a Jim.

Un po’ alla volta, piccoli e grandi gabbiani si radunano dietro alla finestra e si innamorano delle sue storie. Da allora tutti iniziano a sorridere a Jack e la lettura si trasforma in un rito serale condiviso.

Il mio amico Jim non è tra le opere più caratteristiche di Kitty Crowther, ma qui emerge uno sguardo che diventa ancora più significativo nel momento in cui la cultura è in letargo forzato dallo spazio pubblico e la politica non si occupa delle relazioni: LEGGERE NON È UNA QUESTIONE PRIVATA.
Raccontare storie e il piacere di ascoltarle può muovere un’intera comunità e cambiare la percezione dell’altro. Anche l’illustrazione segue questo ritmo: le immagini saltano da inquadrature ovali come sassi che incorniciano due o tre personaggi a disegni a tutta pagina che ritraggono le situazioni corali, portando il lettore ad allargare e a dare aria al suo orizzonte visivo.
La filosofa americana Martha Nussbaum sostiene l’importanza politica della letteratura nello sviluppo di una cultura dell’empatia nei confronti dell’altro, da vedere come fine e mai come mezzo, concorrente, straniero o nemico.

«Nasciamo tutti con la capacità di vedere il mondo dal punto di vista altrui, per esempio, ma di solito la sviluppiamo in modo ristretto e selettivo, limitato alla nostra famiglia, al nostro gruppo locale. Ma quella capacità può essere sviluppata sistematicamente con l’educazione storica e artistica, così diventiamo capaci di vedere come appare il mondo da molti punti di vista diversi. Dobbiamo riuscirci per fare scelte politiche responsabili. C’è tanta ricerca su come la letteratura sviluppi questa capacità. Naturalmente questo tipo di empatia non ci dice quali sono gli obiettivi cui mirare, ma, qualunque essi siano, ci aiuta. Per formulare gli obiettivi giusti, abbiamo bisogno di un pensiero normativo rigoroso, in filosofia morale e politica, per avere un’idea di quali emozioni sono utili e quali non lo sono» (Il Sole 24ore 2015).

Nella biografia che Hamelin Associazione Culturale dedica a Kitty Crowther, l’autrice racconta:

«Viviamo, guardiamo, ascoltiamo sempre attraverso la nostra propria storia e il mio lavoro consiste, tra le altre cose, nel lasciare al lettore la possibilità di rispecchiarsi. Il lettore legge in base a ciò che è, percorre il suo cammino e questo cammino è preziosissimo. Credo nella magia e nel potere delle storie. Per questo ci vogliono delle storie aperte, sospese, con una parte dedicata all’inspiegabile e a ciò che è palpabile. Quando invento una storia non mi dico che insegnerò o dirò qualcosa, ma propongo al lettore una storia libera. (..) Mi piace la letteratura resistente, temeraria, che fa riflettere. Mi piace aprire le porte, delle finestre e accompagnare il mio lettore verso altri mondi».

Chissà quali storie Jack ha letto dalla finestra.

In una celebre TED conference del 2009, trasformata da Einaudi nel 2019 in una bibbia dell’educazione alla lettura dal titolo Il pericolo di un’unica storia, la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie racconta:

«Le storie sono importanti. Molte storie sono importanti. Le storie sono state usate per espropriare e per diffamare. Ma le storie si possono usare anche per dare forza e umanizzare. Le storie possono spezzare la dignità di un popolo. Ma le storie possono anche riparare quella dignità spezzata».

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